di Goofrich e Hackett
STAGIONE TEATRALE 1987-1988
Il diario di Anna Frank
adattamento teatrale in due tempi di Goodrich e Hackett
Personaggi ed Interpreti:
Signor Frank: Bruno Vanzo
Signora Frank: Grazia Bridi
Margot: Manuela Leonardelli
Anna: Benedetta Nardelli
Signor Van Daan: Franco Mairer
Signora Van Daan: Giuliana Germani
Peter: Mauro Gaddo
Miep: Giovanna Tomasi
Kraler: Gianni Mancastroppa
Dussel: Bruno Pieroni
Note Tecniche e Produzione:
regia e scenografia: Alberto Uez
direttore di palcoscenico: Mariella Menestrina
costumi: Gabriella Scalfi
datore luci: Alberto Callegari
datore musiche: Silvio De Simone
trucco e acconciatura: Daria Pisetta
ricerche musicali: Patrizia Pirajno
foto di scena: Ferruccio Andreatta
registrazioni sonore: Studio Ginger
Anne Frank, giovane ragazza ebrea, nasce in Germania nel 1929.
Per sfuggire alla persecuzione nazista si rifugia fra il 1942 e il 1944, con la famiglia, ad Amsterdam in una soffitta, dove scrive il suo diario, fresca testimonianza di vita.
Anne muore a 16 anni nel campo di concentramento di Bergen Belsen.
Nell’allestimento drammatico del testo non si è voluto “rivivere” un momento storico, anche se altamente drammatico, ma “raccontarlo”. Ecco quindi i rimandi alla presenza continua e significante del diario-libro, sia posto in proscenio che usato durante la rappresentazione; l’attrice protagonista infatti non “scrive” ma “legge” il libro già editato del diario, dove Anna Frank ha descritto, 40 anni prima, la sua voglia di vivere nonostante la crudeltà della guerra. Il racconto, filtrato dalla memoria, permette altresì di trovare soluzioni al dramma al di fuori del finale canonico, dove tutto si concluderebbe con l’arresto da parte delle S.S.
Il vissuto quotidiano, imprigionato da strutture lignee che assumono l’aspetto di gabbie-prigioni, si manifesta soprattutto con il desiderio del mondo esterno. Durante i due anni di isolamento nella soffitta dove “era proibito fare questo, era proibito fare quello...”, gli unici collegamenti con il mondo sono una porta, un gatto (il solo essere che può andare e venire a suo piacimento) ed una finestrella: è per questo che tali elementi assumono il colore del cielo, da sempre emblema di vita, spazio sconfinato e libertà.