di Antonia Dalpiaz
STAGIONE TEATRALE 1995-1996
Cara mamma, state di coraggio...
storie della GRANDE GUERRA
2 atti dialettali di Antonia Dalpiaz
PERSONAGGI E INTERPRETI
Maria — Maria Bruna Fait
Gisella — Grazia Bridi
Franca — Gabriella Scalfi
Angela — Giovanna Tomasi
Luisa — Francesca Malcangi
Tania — Veronica Vianini
Carlo — Riccardo Gadotti
Giovanni — Mauro Gaddo
Francesco — Gianni Mancastroppa
Giulio — Bruno Vanzo
Lorenzo — Sergio Bailo
Pietro — Alberto Uez
Livio — Riccardo Gadotti
Sandro — Franco Mairer
1° Generale — Silvio De Simone
2° Generale — Guido Prati
1ª Dama — Arianna Mairer
2ª Dama — Giuliana Luise
Funzionario russo — Franco Mairer
Regia: Alberto Uez
Scenografia: Alberto Uez
Costumi: Romana Revolti
Datore musiche: Giuliana Goller
Grafica: Paolo Malench
Armonica: Giuseppe Pamato
Tastiera: Gianni Falci
Costruzioni in legno: Lino Martinelli
Registrazioni: Studio Ginger
Foto di scena: Ferruccio Andreatta
Da circa quindici anni Antonia Dalpiaz, nata a Trento nel 1955, sposata con due figli, si interessa di poesia e teatro. La passione per quest'ultima sfera artistica, inizia però da molto più tempo: ancora studentessa si accosta ad una compagnia rionale e conosce da vicino (è attrice con parti impegnative) il mondo del teatro trentino. Questo primo approccio è tramutato in grande interesse, che si estrinseca, verso la fine degli anni '70 in scrittura teatrale. L'attività drammaturgica la porta a comporre tredici opere di cui undici "La fadiga de capirse", "El bandol dela matassa", "Beniamino", ecc. sono in dialetto, come attestazione di vicinanza e sintonia con la terra cui appartiene. I due lavori in italiano testimoniano volontà e capacità di ampliare interessi e conoscenze: "Viale d'inverno" ha un importante riconoscimento al concorso indetto dal Teatro Stabile di Bolzano. Parallelamente si svolge l'attività poetica, che si esprime attraverso concorsi, premi, pubblicazioni. "Cara mamma, state di coraggio..." è il suo primo testo teatrale che racconta una significativa realtà locale, esaminata raccogliendo documentazioni e approfondendo studi un periodo preciso della storia trentina. Questo lavoro non si presenta come anomalia, ma come evoluzione rispetto alle opere precedenti, essendo ad esse accomunato per l'indagine sull'uomo e le sue sofferenze nella quotidianità espressa da emozioni e sentimenti. In sintesi, il nucleo centrale dei suoi lavori si manifesta come incontro e fusione tra teatro ed esperienza poetica.
"Cara mamma, state di coraggio..." così iniziavano spesso le lettere che i soldati scrivevano dal fronte. La storia della prima guerra mondiale è indagata tramite il vissuto dei giovani militari (la cui divisa assume carattere immediatamente riconoscibile ed universale al di là della veridicità storica), attraverso le loro ansie, le aspettative e le speranze; a ciò fa da contrappunto la vicenda delle donne con una doppia pena: quella di essere lontane dai loro uomini (figli, mariti, fidanzati), non sapendo nulla di ciò che provano, se non da poche notizie che periodicamente giungono per lettera, e quella di trovarsi sradicate dalla propria terra, deportate in Moravia, perché il Trentino è zona di prima linea e quindi deve essere evacuato. Queste due visioni malinconiche e a volte dolorose, sono intercalate e confutate da momenti ironici tali da sfiorare il ridicolo: è il conflitto vissuto da chi lo propugna ed ha il potere di dirigerlo. L'opera non vuole essere mera cronaca di avvenimenti esplorati in chiave storiografica, ma si fa portatrice di emozioni e sentimenti di gente semplice, che subisce ed ha subito gli eventi della Grande Guerra. Il susseguirsi delle scene, in forma quasi cinematografica, tratta non di una microstoria individuale, ma rappresenta l'epopea di un popolo solidale che rifiuta la guerra nella sua totalità, le sofferenze personali divengono emblema di tragedia civile e sociale; tutto ciò è ribadito da un finale non consolatorio, ma simbolo di ottimismo per le generazioni future.