di Tennessee Williams
STAGIONE TEATRALE 1985-1986
La gatta sul tetto che scotta
di Tennessee Williams - trad. Gerardo Guerrieri
Personaggi e Interpreti:
margaret: Giuliana Germani
brick: Bruno Vanzo
mae: Iole Calabrese
gooper: Gino Tarter
mamma: Mariella Menestrina
papà: Bruno Pieroni
reverendo tooker: Mauro Gaddo
dott. baugh: Franco Mairer
daisy: Gabriella Scalfi
Note Tecniche e Produzione:
regia: Alberto Uez
impianto scenico: Fulvio Nardelli
direttore di scena: Tiziano Cappello
datore di luci: Grazia Bridi
ricerche musicali: Flavio Tomasi
registrazioni: Studio Janes
effetti speciali: Scalfi - Parmesani
trucco: Daria Pisetta
costumi: Natalina Bridi
collaborazione: Giovanna Tomasi
foto di scena: Ferruccio Andreatta
L’ambiente è la casa di un ricco possidente in una vasta piantagione sul delta del Mississippi. Vi sono convenuti i due figli Brick e Gooper con le rispettive mogli, Maggie e Mae, apparentemente per festeggiare il compleanno del padre, che compie 65 anni, in realtà per influire sulla sua volontà perché è malato di cancro e non ha ancora fatto testamento.
Gooper e sua moglie sono particolarmente avidi e si vantano di aver dato continuità alla famiglia con 5 figli. Brick e Maggie invece non ne hanno e non potranno mai averne finché lui continuerà a bere trascurando la consorte e dormendo per conto suo. Maggie soffre di questo abbandono, gatta la chiama il marito: gatta rimasta sola su un tetto arroventato dopo che la casa è bruciata e tanto più lui seguita a fuggirla tanto più ella lo insegue inquieta e fremente.
Anche il padre si preoccupa delle sbornie di Brick, lo interroga e lo invita alla sincerità ed il figlio ribatte che si è dato all’alcool poiché la vita è tutta ipocrisia.
Il dramma si conclude con i personaggi che portano sulla scena la propria esasperata personalità nel tentativo di incontrare comprensione e di trovare una soluzione ai propri problemi esistenziali.
T.W. è indubbiamente una delle personalità più interessanti del teatro americano contemporaneo. Nato (1914) ed educato in uno degli Stati del Sud, il Mississippi, descrive nelle sue opere l'atmosfera, i personaggi, i problemi della sua terra.
I personaggi che descrive nascono dal suo vecchio mondo nostalgico evocato col suo profumo di civiltà decaduta ed in disfacimento; egli rappresenta, in chiave simbolista e in un'atmosfera spesso allucinata, gli aspetti più complessi dell'animo femminile; le eroine di W. sono tutte vittime di frustrazioni sentimentali e sessuali maturate in una società molle e ottusa, sensualità che si collega ad un bisogno intimo di comunicare e di «essere» per gli altri.
Lui stesso, d'altronde, non riesce a distaccarsi completamente dalle sue origini: «Lasciai il Sud quando entrai a scuola, ma vi ritornai spesso, perché la nostra casa è là dove lasciamo appesa la fanciullezza».
“Zoo di Vetro”, “Un tram che si chiama desiderio”, “La rosa tatuata”, “La gatta sul tetto che scotta”, “Estate e fumo”, “Improvvisamente l'estate scorsa” sono le più popolari opere di questo scrittore, morto nel 1983, vincitore di due premi Pulitzer e Award della critica.
La complessità dell’ambientazione scenografica è stata risolta con uno spazio simbolico su piani diversi in cui spiccano: i colori (rosso come immagine generale della forte carica del dramma e giallo come emblema della proprietà e dei campi di cotone), la poltrona, come momento dei ricordi e la veranda, in cui le «barriere» stanno a significare la difficoltà dei personaggi non direttamente interessati a comprendere l’angoscia dei protagonisti. Non si è voluto appesantire con artifici o facili effetti scenici la poeticità del testo e quindi le luci sono state impostate in modo da sottolineare i sentimenti individuali ed i passaggi drammatici interiori, infatti il nucleo dell’opera è estratto dai personaggi, dai loro istinti, dalla loro memoria, dalla loro voglia di svincolarsi da solitudine - senso di colpa - indifferenza. È sulla recitazione che si scontrano le persone teatrali ed è per questo che molte volte la posizione di spalle di uno rende più significativa ed espressiva l’antitesi nei confronti dell’altro.