di Plauto
STAGIONE TEATRALE 1983-1984
Il soldato fanfarone (Miles gloriosus)
2 atti di Tito Maccio Plauto
PERSONAGGI E INTERPRETI
PIRGOPOLINICE, militare — Gianluigi Parmesani
ARTOTROGA, parassita — Gabriella Scalfi
PALESTRIONE, schiavo del militare — Gino Tarter
PERIPLECTOMENO, anziano — Flavio Tomasi
SCELEDRO, schiavo del militare — Bruno Vanzo
FILOCOMASIA, giovinetta — Iole Calabrese
PLEUSICLE, giovane ateniese — Mirko Monari
LURCIONA, schiava del militare — Daria Pisetta
ACROTELEUZIA, cortigiana — Grazia Bridi
MILFIDIPPA, ancella — Giuliana Germani
AMPELISCA, giovane schiava — Antonella Dell'Agnolo
CARIONE, cuoco — Alberto Aloisi
regia — Alberto Uez
maschere — Fabrizio Marizza
scenografia — Calabrese - Uez
direttore di scena — Mariella Menestrina
datore di luci — Tiziano Cappello
costumi — Natalina Bridi - G. Scalfi
ricerche musicali — Margoni - Tomasi
trucco ed acconciature — Daria Andreatta
armatura — Ezio Casagrande
Come molla propulsiva iniziale e centro catalizzatore dell'allestimento, sono state assunte le maschere (particolare impegno la loro costruzione e modellazione per far sì che ognuna richiamasse, con la massima precisione possibile, il personaggio cui doveva adattarsi) usate non come metafora pirandelliana sulla emblematicità e variabilità della vita e nemmeno come mezzo tecnico espressivo usato dai greci (per l'amplificazione della voce) o dai romani (possibilità per uno stesso attore di interpretare vari ruoli) ma evidenzianti il gioco, la presa in giro, il divertimento, lo scherzo scenico. La fissità espressiva dell'«attrezzo» maschera si contrappone al grande movimento di furberie, fandonie, invenzioni, concretizzati da una recitazione drammaturgica tutta esteriore arrivando in qualche punto al declamato ed all'esagerazione mimica, staccandosi quindi sensibilmente dalla normale introspezione realista dei personaggi. Su questi due supporti fondamentali (recitazione e maschere) si sono poi sovrastrutturate le altre componenti dello spettacolo: scenografia estremamente lineare e stilizzata da praticarsi su differenti livelli per creare centri di attenzione e presenza diversi; alternanza timbrica di suoni e musiche agenti da sottolineatura nelle fasi più espressive del testo; costumi e luci intensamente vivaci da riannodarsi in qualche modo con la gioiosa dinamicità del vissuto teatrale. La compagnia ringrazia il prof. Fabrizio Marizza (ceramista di valore nazionale) per l'accurata esecuzione delle maschere modellate su disegni tratti da originali del teatro greco e romano.
Di Tito Maccio Plauto, considerato il più grande commediografo latino vissuto nel secondo secolo a.C. si hanno poche ed incerte notizie. Nacque probabilmente a Sarsina, nell'Umbria; in giovinezza, dopo un breve periodo di agiatezza, cadde in miseria e fu costretto, per vivere, a girare la macina di un mulino. Da questa condizione dovevano trarlo i guadagni delle sue prime commedie di cui non rimangono che i titoli: “Addictus” e “Saturio”. Seguirono un centinaio di opere, in gran parte rielaborazioni con spirito e forma latina di lavori greci. A noi sono pervenute però solo venti commedie di cui: “Amphitruo”, “Aulularia”, “Casina”, “Menaechmi”, “Miles gloriosus”, “Mostellaria”, e “Pseudolus” sono le più significative. Plauto è poeta della Roma repubblicana, semplice, rude, umana e non ancora infiacchita dal lusso e dai vizi e per questo può guardare con simpatia ai servi ed agli schiavi e farne veri mistagoghi delle sue commedie, dominatori di un mondo di lenoni, di prostitute, di parassiti frodatori ed affamati, di mercanti, di giovani scapestrati. Questo mondo plebeo e grossolano si esprime in un'arte tipicamente gioiosa, ricca di colpi di scena, di dialoghi vivaci, di arguzie e di indiavolato brio. Il successo di Plauto si è prolungato nei secoli ed a riprova dello straordinario favore che egli godette e gode presso i posteri, non bisogna dimenticare le traduzioni, le imitazioni, i rifacimenti a cui attinsero, per non citare che i grandissimi, Macchiavelli, Ariosto, Molière, Shakespeare e Goldoni.
Fra le commedie plautine “Miles gloriosus” (Il soldato fanfarone) può dirsi la più tipica, dove il carattere si pone al centro del divertimento. Quasi con certezza si può ritenere che le vanterie di un militare in comico contrasto con la sua viltà, derivino da «contaminatio» greche. La versione di Plauto comunque, le rende al tempo stesso psicologicamente e teatralmente clamorose, dinamiche, perno attorno a cui si svolgono le vicende. Il soldato Pirgopolinice si impadronisce con la violenza di una ragazza, amata dal giovane Pleusicle. Palestrione, servo di Pleusicle e passato al militare in seguito ad una disavventura di viaggio, ordisce una tale serie di tranelli e d’intrighi che non solo la giovane torna nelle braccia del suo innamorato, ma Pirgopolinice tacciato di adulterio, viene punito a suon di botte e con la multa di una mina d’oro (i soldati mercenari allora si arricchivano con il bottino) per la sua intraprendenza. Ai furori dello spaccone fa riscontro la sua avidità; terrorizzando spera di esercitare le sue prepotenze e nasconde le sue paure. Si tratta di una ambivalenza che guida l’umorismo attraverso i risvolti dell’azione, ne fornisce vivacità inattese, rivelando gli stimoli segreti del comportamento umano in una progressione farsesca, ove battute, colpi di scena, sostituzioni di persona, incontri e scontri brillantissimi animano il testo di quest’opera che raggiunge un linguaggio turgido di «vis comica» e di ricchezza satirica singolare. Pirgopolinice è e rimarrà l’illustre antenato e l’antesignano di tutti i soldati smargiassi di questo mondo, dando origine nei secoli successivi ai Capitan Fracassa, Matamoros, Capitan Spaventa ecc. della commedia dell’arte italiana.