di August Strindberg
STAGIONE TEATRALE 2006-2007
Il pellicano
di August Strindberg
traduzione Rosella Lanari
PERSONAGGI E INTERPRETI
LA MADRE Elisa — Maria Bruna Fait
LA FIGLIA Gerda — Sara Andreolli
IL FIGLIO Fredrik — Gabriele Penner
IL GENERO Axel — Mauro Gaddo
LA DOMESTICA Margaret — Giovanna Tomasi
Regia: Alberto Uez
Scenografia: Alberto Uez
Fonico: Giuliana Goller
Datore luci: Jacopo Roccabruna
Costumi: “La Sartoria” di C. Senter
Foto di scena: Michele Fronza
Grafica: Chiara Uez
I “kammarspel” (drammi da camera) dello svedese August Strindberg (1849 - 1912) hanno in comune fra loro una forma breve e concentrata, un numero ridotto di interpreti e aspetti simbolici nella scrittura.
Nel “Pellicano” si parla molto di denaro e di mangiare. La famiglia è il luogo del vampirismo domestico e della massoneria dove la lotta tra i familiari continua senza sosta. Questa opera teatrale rappresenta uno dei momenti più cupi del pessimismo strindberghiano. La madre e la figlia, il vampiro e la vittima, vivono come in sogno la prima e come sonnambula la seconda. La madre, dipinta dall'autore egoista e insensibile, è l'incarnazione del male? Forse non completamente, perché anch'essa ha sofferto nella sua infanzia e pur se malvagia, è tuttavia sempre la madre, colei a cui non si può rinunciare: “Quando alzo le mani su di te, colpisco me stessa” dice Gerda. Questo pensiero è rafforzato da un Leitmotiv: “Povera mamma, che era tanto cattiva”, i figli, nel momento conclusivo, ritrovano l'immagine della madre e della loro infanzia che ripensano felice.
Teatralmente l'azione si svolge in un ambiente ristretto che ricorda una sorta di prigione stilizzata a cui si accede da un unico corridoio. Il tempo ha coperto e nascosto tutti gli arredi ed i mobili, nello stesso modo in cui sono stati sempre nascosti i veri sentimenti e le relazioni tra i componenti la famiglia.
Vi è un continuo linguaggio di oggetti: la porta che sbatte, le carte che volano, la sedia a dondolo che oscilla, ... E i suoni: la voce del vento, il tuono, i lamenti del figlio in quinta, un canto doloroso di donne. Sembra, quasi, che la natura stessa si ribelli agli avvenimenti che succedono sul palcoscenico.
Il dramma presenta una realtà disperata di grande attualità.