di Thornton Wilder
STAGIONE TEATRALE 1991-1992
Piccola città
di Thornton Wilder
PERSONAGGI E INTERPRETI
Il regista — BRUNO VANZO
Dottor Gibbs — FRANCO MAIRER
Onofrio Newsome — TIZIANO CAPPELLO
Signora Gibbs — MARIA BRUNA FAIT
Signora Webb — GABRIELLA SCALFI
Giorgio Gibbs — ERNESTO GOIO
Cristina Gibbs — ARIANNA MAIRER
Billy Webb — MAURO GADDO
Emilia Webb — MANUELA LEONARDELLI
Signor Webb — BRUNO PIERONI
Un signore — GIANNI MANCASTROPPA
Una signora — GRAZIA BRIDI
Simone Stimson — MAURO GADDO
Signora Soames — MARIELLA MENESTRINA
Ernesto Warren — MICHELE FRONZA
Pamela Craig — GRAZIA BRIDI
Giuseppe Stoddard — GIANNI MANCASTROPPA
Signora Morgan — GIULIANA LUISE
Regia: Alberto Uez
Regia di: ALBERTO UEZ
Scenografia: ALBERTO UEZ
Datore luci: PAOLO MALENCH
Datore musiche: ANTONELLA CARLINI
Direttore di palco: GIULIANA GERMANI
Registrazioni: STUDIO GINGER
Costumi: L. FEDRIZZI - G. SCALFI
Costruzioni in legno: LINO MARTINELLI
Foto di scena: FERRUCCIO ANDREATTA
Le prime esperienze teatrali di Thornton Wilder risalgono al periodo scolastico. Presenta i suoi primi atti unici in uno di quei teatrini d'Università che sono il banco di prova dei commediografi americani esordienti. Nella sua formazione letteraria e spirituale è decisivo il suo soggiorno in Italia e l'impatto con la cultura mediterranea; da quel momento in poi, l'ispirazione poetica si manifesta, oltre che nella purezza dello stile, nella rievocazione di mondi che sollecitano in Wilder un'indagine sempre serena. Le sue opere teatrali più significative sono: «Il lungo pranzo di Natale», «La famiglia Antropus», «La sensale di matrimoni» e quello che è considerato il suo lavoro migliore «Piccola Città» ambientato in un villaggio e che racconta l'esistenza quotidiana degli abitanti, eroi senza storia, personaggi di una folla che nessuno ricorderà. Autore di un teatro raffinato e non commerciale Thornton Wilder rappresenta una figura a sé stante nel mondo del teatro americano: al realismo, qualche volta violento, dei suoi contemporanei egli contrappone atmosfere incantate e quasi sognanti.
Con questa commedia Thornton Wilder vinse nel 1938 il «premio Pulitzer», il premio più importante che si conferiva, annualmente, negli Stati Uniti per opere inedite teatrali. L'opera tenne per lungo tempo il cartellone a Broadway e, tradotta in molte lingue, contribuì notevolmente a diffondere il nome del suo autore in tutto il mondo. Nel desiderio di cogliere, sulla scena, quanti più momenti possibili di un piccolo centro cittadino, Wilder abolisce intrecci o personaggi principali, principio e fine dell'azione, per mostrare sul palcoscenico non questo o quel momento di vita ma l'«esistenza universale». La vita, cioè, in cui non c'è vero principio né vera fine, la vita che è scorrere di giorni sempre uguali. Mostrandoci però della vita i momenti più belli e importanti: l'amicizia, l'amore, il matrimonio e anche la morte. Riesce a farci conoscere una folla di persone e di tipi e a darci il respiro di tutta una comunità. Vuole esprimere l'umile, quotidiana poesia della vita serenamente vissuta, l'epopea di persone delle quali, nel trascorrere del Tempo, non rimane traccia; dei tanti e tanti il cui nome non sarà ricordato da nessuno ma che contribuiscono, con la loro esistenza, alla continuazione del mondo. È un testo teatrale che, con i suoi valori poetici, segna una tappa importante per la drammaturgia moderna.