di Plauto
STAGIONE TEATRALE 1984-1985
La siarpa de la sposa
due tempi di GABRIELLA SCALFI
PERSONAGGI E INTERPRETI
TERESA, giovane paesana — Grazia Bridi
ROSINA, sua amica — Giovanna Tomasi
CATARINA, madre di Rosina — Gabriella Scalfi
BORTOL, padre di Teresa — Gino Tarter
BETTA, matrigna di Teresa — Daria Andreatta
CARLETTO, nipote di Bortol — Tiziano Cappello
1° UOMO — Michele Fronza
2° UOMO — Mauro Gaddo
GIACOM, vecchio di paese — Franco Mairer
Un CAPITANO — Bruno Pieroni
Un ARMENO — Mario Pisetta
STEFAN, emigrato trentino — Alberto Uez
TITA, emigrato trentino — Bruno Vanzo
GIGIOTI, emigrato pinaitro — Tiziano Cappello
ANGIL, emigrato giudicariese — Gino Tarter
NONNA TERESA — Maria Bruna Fait Tomasi
MARGARITA, la nipote — Giuliana Germani
Un PRETE — Bruno Pieroni
Regia: Alberto Uez
Scenografie: Tomasi - Uez
Direttore di scena: Manuela Leonardelli
Datore di luci: Iole Calabrese
Costumi: Gabriella Scalfi
Trucco: Daria Pisetta
Colonna sonora: Tomasi - Janes
Foto di scena: Ferruccio Andreatta
La struttura a flash-back del testo presentava indubbie difficoltà di allestimento. Si è dovuto quindi affrontare in un primo momento l’ambientazione scenografica, che non poteva necessariamente avere caratteristiche se non simboliche, risolta con un interno-soppalco e con un dosaggio misurato di luci e ombre, questo da un lato puramente esteriore, affidando invece l’aspetto evocativo e di memoria a tutta una serie di musiche popolari e stilemi d’ambiente contadino. Ci si è poi affidati allo spirito umanistico dell’opera per mettere in risalto tutta la problematica che disegna l’esistenzialità propria di una generazione, di una cultura e di un modo di vita rurale con tutte le contraddizioni, i dubbi, la miseria e la speranza che la contraddistingue. Un’ambientazione e dialettica teatrali non effimere o fugaci ma concretamente reali, una realtà da rendere con recitazione e toni prettamente veristici (tralasciando il caricaturale ed il farsesco), sì da cercare di trasmettere allo spettatore tutta la gamma di sentimenti che un tema nuovo (per una commedia dialettale), come quello del- l’emigrazione poteva proporre. Si è in definitiva privilegiato il lato umano e psicologico dei personaggi, salvaguardando però la spettacolarità della messa in scena. Unica licenza della regia è stata quella di allargare la situazione, da un luogo preciso e circoscritto ad una realtà che avesse carattere provinciale, di qui i vari dialetti impiegati.
Gabriella Scalfi ha incominciato un po' come tutti i teatranti a recitare durante il periodo scolastico. La sua prima recita con un gruppo «misto» avvenne a Saone di Tione nel 1949. Dal 1956 ad oggi ha sempre fatto parte del GAD Sperimentale «Città di Trento» come attrice. All'inizio ebbe come regista Mario Roat. Con il personaggio di Colombina in «La famiglia dell'antiquario» di Goldoni ha debuttato a Trento ottenendo subito successo e critiche positive, quindi un susseguirsi ininterrotto di altre interpretazioni di altri personaggi: goldoniani, molieriani, shakespeariani, tanto per citare i più significativi. Nel 1960 alla Rassegna Filodrammatici Veneti, ottenne un successo personale ed un riconoscimento «per aver saputo portare una figura di scorcio in primo piano con molta bravura, ne “L'Ereditiera” di Goetz». È sempre stata presente in Compagnia durante le numerosissime trasferte all'estero effettuate per gli emigranti, negli anni 1960-1974. È sua abitudine non affrontare un testo con superficialità, bensì scavare nell'ambientazione storica dello stesso senza trascurare fatti salienti collaterali, riuscendo a trarre dal teatro, scuola di vita e un arricchimento culturale significativo. Nel 1979 inizia l'attività con il regista Alberto Uez e si trova a dover superare certi schemi teatrali tradizionali, con lo scopo di adeguarsi alle nuove esigenze di allestimento, consentite dalle moderne tecniche. Con la nuova regia ha recitato in: «John Gabriel Borkman» di Ibsen, «Miles Gloriosus» di Plauto, «Sior Todero brontolon» di Goldoni; con quest'ultimo 'lavoro' interpretando il personaggio di Marcolina, ha partecipato con il Gruppo a importanti rassegne nazionali.
«La siarpa de la sposa» vuole illustrare i problemi e disagi della popolazione trentina, in particolare quelli di molte donne nel periodo inizio 1900 in poi. Lo spunto è stato tratto da un fatto realmente accaduto nelle Giudicarie, sapendo benissimo che fatti simili sono avvenuti un po’ dappertutto. Il tema è l’emigrazione. Come è affrontato? Viene fatta rivivere una vicenda storica che mette in risalto il problema della sopravvivenza di quel tempo, con la figura di una donna, Teresa – la protagonista – carica di preoccupazioni materiali, ambientali e morali. Teresa decide di dare una svolta alla sua vita, greve di fatiche e priva di soddisfazioni, scegliendo la via dell’emigrazione. Da sola parte per l’America per vivere e lavorare accanto ad un uomo che non ha mai visto. È costretta in un ambiente privo di quelle strutture sociali, le più elementari, che le avrebbero dato la possibilità di sentirsi completamente a posto con i suoi principî cristiani. Un grosso problema però è risolto: «... qui si mangia sempre abbastanza... e roba buona» così scrive dall’America ai parenti lontani. Fanno da cornice allo spunto principale sequenze di vita paesana e l’ambiente degli emigrati («borer») dove, attraverso il duro lavoro di tutti i giorni, alitano valori umani. L’uomo benché debba sopportare una vita stentata e sacrificata, ne risulta rinvigorito e sempre rivolto col pensiero alla casa lontana. La commedia ha ottenuto il primo premio del «II Concorso Autori Teatrali Dialettali Trentini 1981» indetto dalla Co.F.As.