di Carlo Goldoni
STAGIONE TEATRALE 1979-1980
Sior Todero Brontolon
2 atti da Carlo Goldoni
PERSONAGGI E INTERPRETI
CRISALO ricco borghese — Bruno Pieroni
FILAMINTA sua moglie — Maria Bruna Fait
ARMANDA loro figlia — Giuliana Germani
ENRICHETTA loro figlia — Manuela Leonardelli
ARISTO fratello di Crisalo — Franco Mairer
BELISA sorella di Crisalo — Gabriella Scalfi
CLITANDRO innamorato — Bruno Vanzo
TRISSOTANI uomo di cultura — Gino Tarter
VADIUS letterato — Paolo Malench
MARTINA cuciniera — Roberta Roat
LISETTA donna di casa — Iole Calabrese
NOTAIO — Tiziano Cappello
Crediti e Regia
Regia e scenografia: Alberto Uez
Costumi: Grazia Bridi, Giovanna Tomasi
Pittore scenografo: Vittorio Bellacomo
Trucco e acconciature: Daria Pisetta
Datore luci: Ernesto Goio
Costruzioni in legno: Lino Martinelli
Registrazioni: Studio Ginger
Foto di scena: Ferruccio Andreatta
Grafica: Schema Trento
« Brontolon non è il nome di famiglia del protagonista, ma un aggettivo che deriva da brontolare, soprannome datogli dalle persone che lo conoscono a fondo, e che spiega e mette in ridicolo il di lui carattere inquieto, fastidioso, indiscreto. Tutta la morale di questa Commedia consiste nell'esposizione di un carattere odioso, affinché se ne correggano quelli che si trovano per loro disgrazia, da questa malattia attaccati ». E' questo uno stralcio dell'autore all'opera ed in questo si può individuare tutto il contenuto. Contenuto che nell'allestimento dello « Sperimentale Città di Trento », con il ribaltamento della finale originaria in cui Marcolina tira la morale, viene ribadito con il comando di Todero di salutare ed andare tutti via; Todero che non accetta come «pater familias» di aver dovuto cedere agli intrighi ed inganni delle donne di casa. Altra caratteristica è lo spessore delle parti femminili rispetto a quelle dei maschi che vengono tutti presentati come deboli, o ruffiani, o paurosi; questo è ancora un indizio del cammino di Goldoni sulla via della « riforma »; egli è il primo che impiega le donne non come comprimarie ma da protagoniste ed in special modo in questo testo sono le uniche che hanno il coraggio di tener testa e ribattere a Todero. Scenografia molto agile e moderna, pur conservando elementi caratteristici della Venezia settecentesca caratterizzazione dei personaggi, teatralità del movimento e risalto del contenuto ed intendimenti dell'autore sono stati alla base della realizzazione per una corretta lettura dell'opera.
Carlo Goldoni nasce a Venezia il 25 - 2 - 1707. Fin dall'infanzia si manifesta in lui la passione per il teatro e più che formarsi a severi studi allestisce recite e appronta copioni per dilettanti. Nel 1731 comunque si laurea a pieni voti a Padova e dopo aver scritto 2 « scenari » di commedie a soggetto, compone per esteso la parte del protagonista del « Momolo cortesan (1738) iniziando così la « riforma » del teatro italiano. L'esperimento rivelatosi positivo lo incoraggia nel proposito che va maturando e nel '46 crea le prime due commedie interamente scritte « La donna di garbo » e « Il servitore di due padrone ». La « riforma » provoca in Venezia ribellioni, attacchi e parodie a Goldoni che sia pure in mezzo a tante difficoltà ed incomprensioni riesce nel suo intento di sopprimere le maschere e di sostituire gradualmente i vecchi scenari dell'arte con copioni interamente scritti; arriva persino a promettere al pubblico (spinto da una lite con l'abate Chiari) sedici commedie nuove in un anno. La promessa è mantenuta tra l'altro con La bottega del caffé, Il bugiardo, La Pamela, I pettegolezzi delle donne, La trilogia della villeggiatura, Il teatro comico,, ecc. e la vittoria completa (1753). Nel 1760-62 s'apre il triennio dei capolavori, la breve e più felice stagione della sua vita che dà la misura del genio teatrale di Goldoni con « I rusteghi, La casa nova, Il Campiello. Gl'innamorati, Sior Todero Brontolon, Le baruffe chiozzotte, ecc.,.. E' a questo punto che, scomparso dalla scena il Chiari, scoppia la lotta artistica con Carlo Gozzi il quale oppone alla « democrazia » rivoluzione goldoniana, un aristocratico teatro fiabesco e antiverista. Goldoni amareggiato lascia Venezia e accetta l'invito del Théâtre - Italien di Parigi per il quale compone « Il burbero benefico ». Nel 1792, ottantacinquenne, in disagiate condizioni economiche si spegne dopo aver creato un ultimo capolavoro « Il ventaglio ».
Il mercante veneziano, figura vista con tanta simpatia da Goldoni, questa volta è brontolone, autoritario ed anche avaro da lesinare su « ...do stizeti del fogo, ...na lira de risi e sul café... ». In famiglia si sono formate due fazioni: Todero e la nuora Marcolina. Quale il motivo? Il vecchio Todero, come allora era consuetudine, vuol decidere a chi dare in isposa la nipote Zanetta e per risparmiare una paga, risolve di maritarla a Nicoletto figlio del suo fattore. Marcolina si oppone con tutte le sei forze a questo progetto « ... e se la lege no vol che una mare sia padrona de sposar una fia a so modo, nesuna lege pol obligar na mare a lasarla sacrificar ». Quindi ben appoggiata da siora Fortunata che ha sior Meneghetto, suo « zerman », da proporre come novizzo, tenta ripetutamente di svegliare quella « pepa » di suo marito Pellegrin perché provi a far cambiare idea al vecchio, ma è come avesse una palla al piede. Grazie a Cecilia, giovane cameriera di casa, che da tempo guarda con occhio amoroso a Nicoletto, le due donne trovano una soluzione facendo sposare in fretta la servetta con il figlio del fattore Desiderio. A Todero non rimane altro che...