di Carlo Goldoni
STAGIONE TEATRALE 1999-2000
Sior Todero Brontolon
di Carlo Goldoni
PERSONAGGI E INTERPRETI
TODERO — Gino Tarter
PELLEGRIN, figlio di Todero — Bruno Pieroni
MARCOLINA, sua moglie — Maria Bruna Fait Tomasi
ZANETTA, loro figlia — Manuela Leonardelli
DESIDERIO, agente di Todero — Francesco Mairer
NICOLETTO, suo figlio — Tiziano Cappello
CECILIA, cameriera — Giuliana Germani
FORTUNATA, vedova — Grazia Bridi
MENEGHETTO, cugino di fortunata — Alberto Uez
GREGORIO, servitore — Guido Prati
PASQUAL, pescatore — Silvio De Simone
una donna — Giovanna Tomasi
Regia: Alberto Uez
Scenografia: Alberto Uez
Costumi: Gad Sperimentale “Città di Trento”
Datore luci: Bruno Vanzo
Fonico: Giuliana Goller
Costruzioni in legno: Daniel Lazzeri
Foto di scena: Michele Fronza
Carlo Goldoni (1707 – 1793) è stato uno dei più grandi drammaturghi europei e il padre della riforma del teatro comico italiano. Nato a Venezia, abbandonò la carriera forense per dedicarsi interamente alla scrittura teatrale, staccandosi progressivamente dagli schemi rigidi e ripetitivi della Commedia dell'Arte, basata su canovacci e maschere stereotipate. Goldoni introdusse il testo interamente scritto e basò le sue opere sul realismo, prendendo ispirazione dal "Mondo" e dal "Teatro" per descrivere i costumi, le virtù e i vizi della società del suo tempo. Tra i suoi innumerevoli capolavori si annoverano "La locandiera", "Il servitore di due padroni", "I rusteghi", "Le baruffe chiozzotte" e lo stesso "Sior Todero Brontolon" (1762). Maestro nell'indagine psicologica dei personaggi e nell'uso espressivo del dialetto veneziano come lingua teatrale viva e quotidiana, Goldoni ha saputo ritrarre l'ascesa della borghesia e il declino dell'aristocrazia con una sensibilità e un'arguzia che lo rendono un punto di riferimento insuperabile della drammaturgia mondiale.
Il mercante veneziano, figura vista con tanta simpatia da Goldoni, questa volta è brontolone, autoritario ed anche avaro da lesinare su “...do stizeti del fogo, ...na lira de risi e sul café...”. In famiglia si sono formate due fazioni: Todero e la nuora Marcolina. Quale il motivo? Il vecchio Todero, come allora era consuetudine, vuol decidere a chi dare in sposa la nipote Zanetta e per risparmiare una paga, risolve di maritarla a Nicoletto figlio del suo fattore. Marcolina si oppone con tutte le sue forze a questo progetto “...e se la lege no vol che una mare sia padrona de sposar una fia a so modo, nesuna lege pol obligar na mare a lasarla sacrificar...”. Quindi ben appoggiata da siora Fortunata che ha sior Meneghetto, suo “zerman”, da proporre come novizzo, tenta ripetutamente di svegliare quella “pepa” di suo marito Pellegrin perché provi a far cambiare idea al vecchio, ma è come avesse una palla al piede. Grazie a Cecilia, giovane cameriera di casa, che da tempo guarda con occhio amoroso a Nicoletto, le due donne trovano una soluzione facendo sposare in fretta la servetta con il figlio del fattore Desiderio. A Todero non rimane altro che... Scenografia molto agile e moderna, pur conservando elementi caratteristici della Venezia settecentesca, caratterizzazione dei personaggi, teatralità del movimento e risalto del contenuto ed intendimenti dell'autore sono stati alla base della realizzazione per una corretta lettura dell'opera.